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PERSONAGGI, STORIE E MEMORIA DI PESCARA

Pescara, il bello di non somigliare a nessuno

Pescara ha un modo tutto suo di stare al mondo. Guarda il mare, ma raramente resta a guardare. È luminosa, inquieta, ambiziosa. Una città giovane, poco incline alla nostalgia e naturalmente portata a reinventarsi.

Qui d’Annunzio ha costruito il proprio mito, Michetti ha raccontato l’Abruzzo, Tosti lo ha portato nei salotti d’Europa, Cascella lo ha trasformato in arte e Flaiano lo ha osservato con quell’ironia intelligente che a Pescara conosciamo bene.

Poi sono arrivati il mare, lo sport, le notti e altre storie. Eriberto, Gino Pilota, Marinelli, Zucchini, Galeone: uomini diversissimi, uniti da qualcosa che questa città riconosce immediatamente.

Il carattere.

Alcuni sono nati qui, altri hanno scelto Pescara. Tutti le hanno lasciato qualcosa.

Queste non sono biografie. Sono le nostre Dediche.

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GABRIELE D’ANNUNZIO

Nacque a Pescara nel 1863 e portò con sé l’Adriatico anche quando la sua vita prese altre direzioni. Poeta, scrittore e protagonista del suo tempo, trasformò le proprie origini in memoria e racconto. La casa in cui nacque, nella Pescara vecchia, è oggi il Museo Casa Natale di Gabriele d’Annunzio e conserva il legame più intimo tra il poeta e la città.

BASILIO CASCELLA

Figlio di un sarto, imparò la litografia e nel 1895 fondò a Pescara il proprio stabilimento cromolitografico: casa, laboratorio e luogo d’incontro. Da quelle stanze iniziò una storia familiare dell’arte proseguita attraverso più generazioni. Oggi lo stesso luogo ospita il Museo Civico Basilio Cascella, una delle testimonianze più significative della storia artistica pescarese.

FRANCESCO PAOLO MICHETTI

Pittore e fotografo, osservò l’Abruzzo attraverso volti, riti, processioni e paesaggi. A Francavilla al Mare fece dell’antico convento di Santa Maria del Gesù la propria casa e il centro del Cenacolo Michettiano, dove arte, letteratura e musica si incontravano. Tra i suoi amici più vicini ci furono d’Annunzio e Tosti

ENNIO FLAIANO

Nacque a Pescara nel 1910. Scrittore, giornalista e sceneggiatore, vinse nel 1947 il primo Premio Strega con Tempo di uccidere e lavorò con Federico Fellini a La dolce vita e 8½. Dell’Abruzzo non costruì un mito: preferì osservarlo con distanza, intelligenza e quella capacità di togliere il superfluo che avrebbe segnato tutta la sua scrittura.

La storia non ricorda tutti. Una città sì.

Accanto ai nomi entrati nei libri esiste una Pescara fatta di volti, soprannomi, incontri e racconti tramandati. Persone che non hanno cercato la storia, ma sono diventate parte della memoria collettiva. Le riconoscevi sulla Riviera, in Piazza Salotto, allo stadio, sulla spiaggia. Imprenditori, sportivi, artisti, personaggi fuori dagli schemi. Ognuno ha lasciato un gesto, una frase, un ricordo. Perché l’identità di una città non appartiene soltanto a chi l’ha resa famosa, ma anche a chi l’ha resa riconoscibile.

INES “LA ROSSA”

La Pescara senza filtri. Ballava per strada, parlava a voce alta e aveva un linguaggio che non faceva sconti a nessuno. Una presenza caratteristica anche della vita di Piazza Salotto.

Grazia Masciarelli, “Grazia la Marinara”

Gestiva il proprio stabilimento e andava a pescare; Michetti le dedicò una scultura in bronzo. Donna della marineria pescarese, energica e indipendente in un ambiente allora quasi esclusivamente maschile; gestiva attività proprie e andava a pescare. È diventata talmente iconica che una sua scultura in bronzo è conservata nel Consiglio comunale di Pescara

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ENZO “LA VIPERA” MAZZELLA

Cappello in testa, bicicletta e una lingua abbastanza veloce da guadagnargli il soprannome. Enzo Mazzella, per tutti La Vipera, era una presenza fissa tra Corso Umberto e i caffè del centro. Viveva senza preoccuparsi troppo delle convenzioni e, in anni molto meno aperti dei nostri, non nascose mai chi fosse. Il suo “Freeechet!” finì per entrare nel linguaggio della città. Pescara lo ricorda così: ironico, eccentrico, libero.

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ROMEO

Non aveva padrone, e forse per questo apparteneva un po’ a tutti. Romeo era il cane di Piazza Salotto, una presenza familiare nella Pescara di ogni giorno. Seguiva cortei, manifestazioni, bande musicali e processioni; capitava di ritrovarlo persino durante le celebrazioni in chiesa. La città lo adottò senza bisogno di deciderlo. Anni dopo, Pescara gli ha dedicato anche un’area pubblica. Non tutti i personaggi di una città hanno bisogno di parole per farsi ricordare.

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LA GARIBALDA

Figura leggendaria di Borgo Marino, La Garibalda appartiene a quella Pescara autentica costruita tra mare, lavoro e caratteri impossibili da dimenticare. Pescivendola energica e combattiva, era conosciuta per il temperamento diretto e per la passione viscerale verso la città e il Pescara Calcio. La sua personalità era diventata talmente riconoscibile che nel quartiere si arrivò a usare l’espressione “sembri una Garibalda” per indicare una donna forte, battagliera e capace di farsi rispettare. Più che un semplice soprannome, il suo nome è rimasto come una piccola espressione del linguaggio popolare pescarese.

MARCO MASONI

il più forte narrativamente. Talento del Pescara, anticonformista, amico di Andrea Pazienza e figura che avrebbe ispirato i tratti di Zanardi. Era considerato un predestinato del calcio, ma preferiva vivere tutto: amicizie, politica, arte e notti pescaresi.

IVAN NACUCCHI

personaggio della Pescara goliardica e mondana. Benestante, viveur, famoso per le sue storie e soprattutto per gli scherzi feroci degli amici: una volta gli murarono realmente la porta di casa e per uscire dovette chiamare i pompieri.

MARIOLINO BETTINI

fotografo e habitué storico del biliardo pescarese. Il Centro lo ricorda come uno che lavorava praticamente un giorno alla settimana e trascorreva gli altri al bar, immerso nelle interminabili sfide con i grandi personaggi della Pescara dell'epoca.

BURUNDI

Uno dei soprannomi che appartengono ormai alla mitologia del Caffè Ideale. I proprietari del locale lo ricordano esplicitamente tra i personaggi più bizzarri ed eccentrici che frequentavano quotidianamente il centro di Pescara. La sua storia personale è quasi scomparsa dal web, ed è proprio questo a renderlo un personaggio da recuperare.

IL BANANARO

altro nome autentico della Pescara popolare. È ricordato tra i personaggi del Caffè Ideale e una memoria della comunità storica del locale lo associa al mercato. Non il personaggio famoso costruito dai giornali, ma uno di quelli che diventavano famosi semplicemente perché tutta Pescara li conosceva

ADA LA CARBONARA

il nome da solo sembra uscito da un film, ma appartiene realmente al folklore cittadino. Viene ricordata dai gestori del Caffè Ideale insieme a Burundi, Sartana, Caf, il Bananaro e Alfinelli come una delle presenze eccentriche che entravano continuamente nel locale e facevano parte della vita quotidiana del centro.

"Pescara è come una bella donna che ti fà perdere la testa "

GIOVANNI GALEONE

Il Profeta

«Pescara per me è sempre stata una festa.»

Ci sono uomini che arrivano in una città per lavoro e altri che, senza esserci nati, finiscono per appartenerle. Giovanni Galeone con Pescara ebbe qualcosa di ancora più raro: un innamoramento. «Appena sono arrivato mi ha conquistato immediatamente», raccontò parlando di un vero «attaccamento da amante». Amava il suo disordine, il mare, la gente, le giornate che non sembravano mai finite. «Amo Pescara, caotica ma viva», diceva. E forse proprio per questo arrivò a definirla, con il suo linguaggio inimitabile, la sua «amante lussuriosa».

Quando arrivò nel 1986 trovò una città che gli somigliava: «strepitosa, piena di vita, caotica». E decise che anche il suo Pescara avrebbe dovuto esserlo. Non voleva un calcio prudente o triste: doveva essere spumeggiante, sbarazzino, divertente, perché una squadra, secondo lui, doveva rappresentare lo spirito della propria città. Da quell’idea nacque la Belle Époque del Pescara di Galeone, il calcio champagne di Junior, Sliskovic, Pagano e di una generazione che fece innamorare l’Adriatico.

Il legame non terminò con l’ultima partita. Pescara rimase il luogo del mare, degli amici, dei ristoranti frequentati per decenni e di quella vita che Galeone aveva scelto. A ottantaquattro anni chiedeva ancora, quasi fosse la cosa più naturale del mondo: «Ridatemi Pescara e il mare». E quando qualcuno provava a confrontarla con altri luoghi, il Profeta chiudeva la questione alla sua maniera: «Con tutto il rispetto per Sanremo… Pescara è Pescara».

Forse è per questo che Pescara non lo ha mai considerato semplicemente il proprio allenatore. Galeone aveva capito qualcosa della città che pochi forestieri riescono a comprendere: quel «caos divertente» non andava corretto, andava assecondato. Lui le diede un calcio che le somigliava; Pescara, in cambio, gli diede qualcosa che nessuna classifica può misurare.

Galeone fece innamorare Pescara del suo calcio. Ma, prima ancora, fu lui a innamorarsi di Pescara.

 

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"Pescara per me è sempre stata una festa"

GIOVANNI GALEONE
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VINCENZO ZUCCHINI

Non era nato a Pescara. È diventato pescarese nel modo più difficile: facendosi amare.

La storia di Vincenzo Zucchini è inseparabile da quella del Pescara Calcio. Arrivato in biancazzurro nel 1973, divenne capitano e protagonista della prima storica promozione del Pescara in Serie A nel 1977, per poi ripetersi nel 1979. In sei stagioni raccolse 185 presenze e 24 reti, numeri che raccontano soltanto una parte del rapporto costruito con la città.

Mediano di carattere, capitano e uomo spogliatoio, Zucchini rappresentò un’idea di calcio fondata su lealtà, sacrificio, appartenenza e spirito di squadra, valori che ancora oggi vengono celebrati attraverso il Premio Vincenzo Zucchini. Nel 2026 il riconoscimento ha portato a Pescara Alessandro Del Piero, mentre la manifestazione è diventata un appuntamento capace di unire sport e memoria cittadina.

Il suo legame con il Delfino continuò anche dopo il campo: fu allenatore, collaboratore tecnico e infine team manager, vivendo altre promozioni biancazzurre. La città non lo ha dimenticato: dopo la sua scomparsa, il club ritirò la storica maglia numero 4. Il suo ricordo continua nelle cronache della Pescara calcistica, nel Premio dedicato al Capitano, nel racconto della città dello sport e nelle nuove generazioni di tifosi che continuano a chiamarlo semplicemente il Capitano.

Vincenzo Zucchini arrivò a Pescara da calciatore. Vi rimase, per sempre, da Capitano.

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VINCENZO MARINELLI

Una vita in biancazzurro, con Pescara sempre nel cuore.

La storia di Vincenzo Marinelli è legata a doppio filo a quella del Pescara e della città che aveva scelto come casa. Imprenditore, uomo di sport e dirigente, fu vicepresidente e poi presidente del Delfino, accompagnando i biancazzurri dalla Serie C alla Serie A e attraversando oltre trent’anni di storia calcistica pescarese.

La sua passione lo condusse anche ai vertici del calcio italiano. Fu consigliere di Lega, vicepresidente della L.N.P. e per oltre trent’anni figura di riferimento della Nazionale italiana Under 21, vivendo i cinque Europei conquistati dagli Azzurrini e quattro Olimpiadi, compreso lo storico bronzo di Atene 2004.

Eppure, nonostante una vita trascorsa nel grande calcio, Marinelli rimase profondamente legato alla sua città. Il Centro ne ha raccontato il rapporto “a doppio filo” con Pescara, mentre il Delfino lo volle come presidente onorario. Il suo carattere, la generosità e quella vitalità ricordata anche dalla FIGC gli valsero l’affetto di generazioni di calciatori e uomini di sport. Al suo ultimo saluto parteciparono alcuni dei nomi più importanti del calcio italiano, testimonianza di una storia andata molto oltre i confini cittadini.

Vincenzo Marinelli conobbe il grande calcio. Ma, fino alla fine, la sua maglia rimase quella di Pescara.

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GINO PILOTA

Una vita vissuta senza conoscere la misura.

Imprenditore, uomo di sport, mecenate e anfitrione, Gino Pilota è stato uno dei personaggi più sorprendenti della Pescara degli anni Ottanta e Novanta. Il suo nome è inseparabile dalla stagione d’oro della Sisley Pescara, la pallanuoto pescarese capace di conquistare scudetto, Coppa dei Campioni e Supercoppa europea nel memorabile 1987. Una pagina irripetibile dello sport cittadino, raccontata ancora oggi come parte della Pescara che era una festa.

Ma Pilota apparteneva a molti mondi. Il rapporto professionale con Benetton e la Formula 1 lo portò a stringere una profonda amicizia con Ayrton Senna, che divenne un frequentatore dell’Abruzzo e suo ospite nella villa di Francavilla. Senna arrivò persino a giocare allo Stadio Adriatico di Pescara insieme ad altri grandi piloti della Formula 1.

Amico di Giovanni Galeone, appassionato di calcio e protagonista delle notti pescaresi, Pilota era conosciuto per un temperamento vulcanico e per una generosità fuori dall’ordinario. Di lui sono rimasti racconti quasi cinematografici: le trasferte europee della pallanuoto, i casinò, il suo inseparabile numero 32 e persino la leggendaria storia della Coppa dei Campioni appoggiata sul tavolo della roulette a Berlino, ricordata da Il Centro.

Quando morì nel 2008, venne ricordato come “una vita esagerata”. Forse è proprio questa la definizione che meglio gli appartiene: Gino Pilota non fu soltanto testimone di una stagione straordinaria di Pescara. Fu uno di quelli che contribuirono a renderla straordinaria.

Eriberto, uno dei volti indimenticabili della Pescara di mare

ERIBERTO MASTROMATTEI

L’uomo che cambiò il modo di vivere il mare a Pescara.

Vulcanico, visionario, irripetibile: Eriberto Mastromattei è stato uno dei personaggi che hanno segnato la storia della riviera di Pescara. Il suo nome appartiene a quella stagione in cui la spiaggia pescarese cominciò a diventare non soltanto luogo di balneazione, ma spazio di incontro, sport, eleganza e vita sociale. Una storia ancora ricordata nei racconti dedicati alla Pescara balneare e alla trasformazione della sua costa.

Eriberto seppe anticipare gusti e abitudini: dalle palme sulla spiaggia ai campi da tennis vicino al mare, fino a uno stabilimento capace di diventare luogo d’incontro per generazioni di pescaresi. Il suo nome compare anche nella storia del Club Nautico Pescara e nelle testimonianze documentarie conservate dall’Archivio di Stato.

La città ne ha custodito la memoria dedicandogli la Passeggiata Eriberto e riconoscendogli alla memoria il Ciattè d’Oro. Ancora oggi il suo nome riemerge nei racconti della Pescara di allora e nella memoria di una riviera che seppe precorrere i tempi, tanto che la stampa locale lo ricorda anche parlando delle innovazioni degli stabilimenti pescaresi.

Eriberto appartiene a quella Pescara che non aspettava che qualcosa accadesse. Preferiva farla accadere.

Dediche di Villa Pescara

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